Pazienza, metodo e lavoro: secondo Fabio Corbani, assistente allenatore di Jasmin Repesa e responsabile tecnico del settore giovanile Benetton, sono questi i punti irrinunciabili per incamerare con successo il frutto degli sforzi profusi nei giovani virgulti biancoverdi.
“E’ vero – chiarisce l’allenatore milanese – negli ultimi anni abbiamo raccolto due scudetti Under19, una finale ed il quarto posto di quest’anno, ma i risultati sportivi non sono tutto. Il vero obiettivo non deve essere la conquista di un trofeo giovanile che esaurisce la propria utilità in sé stesso: i ragazzi vanno sviluppati affinché possano un giorno trovare un naturale sbocco verso un campionato nazionale, ovviamente commisurato al loro valore”.
-Quindi nessuna delusione per la doppia sconfitta negli ultimi due giorni del concentramento di categoria a Bologna…
“Assolutamente. Alle Finali Nazionali la squadra è arrivata priva di De Nicolao e Chinellato; strada facendo abbiamo incassato gli infortuni a Trevisin e Valesin, Gentile si è scavigliato, lo stesso Deguara negli ultimi giorni ha giocato solo grazie a continui interventi dello staff. La grande soddisfazione è rappresentata dal lancio di ragazzi giovanissimi come Mazic (1993) o Zanelli (1992), oltre che dalla consacrazione di elementi come Quarisa e Fabi. Una gioia ancora maggiore se penso alle Under17 e Under15, anche loro qualificate per i concentramenti nazionali: si tratta di gruppi composti interamente da ragazzi della provincia di Treviso, quindi un orgoglio fortissimo per le famiglie, le società che collaborano con la Benetton e tutto il territorio”.
-Deguara ha incassato anche delle critiche apparse ingenerose, guardando all’inclusione nel miglior quintetto dei pari età.
“Samuel ha sorpreso tutti, anche osservatori stranieri. Tecnicamente ha compiuto miglioramenti impensati: non è solo un gigante che sfrutta la statura, ma sa usare tutte e due le mani, è veloce, sfrutta bene il perno, sa tirare bene dalla media ed in lunetta. Caratterialmente poi è di un altro livello, visto che si è volontariamente messo a dieta dopo ogni infortunio per evitare di acquisire peso nel periodo di forzata inattività”.
-Spesso emergono dall’ambiente del basket accuse al movimento giovanile: scarsa qualità, poca formazione, basso impatto sul futuro agonistico dello sport.
“La qualità dei ragazzi si è abbassata, è vero, ma non bisogna rinunciare. A Milano allenai Michelori e Mordente nelle juniores: faticavano ad emergere, eppure con pazienza sono giunti ad essere dei top players nei rispettivi ruoli. Non c’è fretta, bisogna concentrarsi solo sul proprio obiettivo, cioè la maturazione”.