Real Sports
13 Luglio 2010

Eurolega - Torino, una sconfitta annunciata

di Federico Bettuzzi

Cronaca di un disastro colposo, voluto, compiuto in silenzio. Resoconto della distruzione di quel minimo di credibilità internazionale di cui l'Italia ancora godeva nel consesso dello sport professionistico mondiale. Ecco come si può descrivere il sogno infranto di Torino di ospitare le Final Four di Eurolega, edizione 2011. Un sogno che è stato interrotto dal brusco risveglio di una realtà amara.

FATICA SPRECATA - Eppure l'occasione era ghiotta. Il capoluogo piemontese è fulcro designato delle celebrazioni del 150° anniversario dell'Unità d'Italia: quale miglior volano per un evento che avrebbe attirato per una settimana le attenzioni mediatiche di buona parte del Vecchio Continente sul Parco Olimpico del Lingotto? E per converso, quale miglior compendio ludico-agonistico per una festa tanto nazionale quanto europea come l'anniversario istituzionale? I presupposti per il successo c'erano tutti. Come contorno, una macchina organizzativa di primaria grandezza, già collaudata (seppur con minor soddisfazione conclusiva) nelle precedenti esperienze delle Final Eight di Uleb Cup/EuroCup, di derivazione olimpica (Giochi invernali del 2006) come l'impianto a disposizione - il PalaIsozaki, vale a dire il palasport più recente, moderno e bello d'Italia. I primi contatti erano stati avviati ancora nel 2009 ed erano proseguiti barattando il terzo anno di contratto per la seconda competizione Uleb (nell'ultima edizione le F8 si sono svolte a Vitoria) con il main event del basket continentale. Un sacrificio che portava in dote il massimo risultato. A febbraio 2010 la presentazione del progetto, con la benedizione del commissioner Jordi Bertomeu. A seguire, il buio.

FUOCO AMICO? - Poche settimane più tardi, con le elezioni è cambiato il governo regionale in Piemonte. Il nuovo presidente, Roberto Cota, già "onorario" della Legadue, ha sollevato numerosi dubbi circa l'accordo raggiunto, specie per la questione economica, valutando l'impresa come rischio inaccettabile dal punto di vista finanziario. Sopracciglia inarcate da parte dei massimi esperti del settore: se nel basket è lapalissiano che il guadagno sia un miraggio per la quasi totalità dei club professionistici, altrettanto vero è che il format delle Final Four di Eurolega non ha mai registrato dei fallimenti organizzativi e tantomeno sul piano degli investimenti. Insomma, chi in passato ha investito nell'organizzazione delle finali, ci ha sempre guadagnato. Il paragone con le Final Eight di EuroCup non si pone: l'Eurolega mobilita un interesse ben superiore, a livello sia mediatico che finanziario, con sponsor sempre nuovi. Oltre al botteghino, è l'indotto a trarre beneficio: l'industria alberghiera, della ristorazione, dei trasporti ed in generale l'intero comparto turistico hanno sempre tratto giovamento da queste manifestazioni. L'Uleb, pur infastidita, ha abbozzato una trattativa: rischio d'impresa sulle proprie spalle, accollandosi le spese ma assorbendo la quasi totalità degli introiti. Niente da fare, dalla Regione Piemonte porte sbarrate.

FALLIMENTO - Il sorteggio dei gironi e dei preliminari di Eurolega, svoltosi giovedì 8 luglio, per la prima volta nella storia dell'Uleb non è stato accompagnato dall'ufficializzazione della sede dell'atto conclusivo della competizione. Una macchia profonda e ben visibile su tutto lo spettacolo. Torino è fuori, eliminata dal gran ballo europeo; al suo posto, con tutta probabilità Barcellona: già sede dell'Uleb stessa, il capoluogo catalano può portare a propria referenza il successo organizzativo dell'edizione 2003. Per l'Italia è una bocciatura su tutta la linea.

E ADESSO? - Niente finali per club. Niente Mondiali per Nazioni: la candidatura è stata bocciata più di un anno fa. Niente Mundialito per club, che doveva essere una sorta di "risarcimento" per la beffa mondiale: la vicenda quasi grottesca della Fortitudo di Gilberto Sacrati e del suo mai nato Parco delle Stelle, unitamente ai lavori a ritmo lentissimo del nuovo impianto romano di Tor Vergata ed all'inaugurazione sempre più distante del nuovo palasport senese all'Isola d'Arbia, sono indicatori palesi dello stato di confusione del comparto infrastrutturale ed organizzativo della palla a spicchi italica. Alla fine cosa resta? Un movimento in regressione allarmante, una Federazione immobile, la litigiosità continua, spesso politica, ad ogni livello. Intanto l'Italia del basket perde l'ennesima occasione utile per rilanciarsi. Parafrasando Manzoni, "von Masoch, chi era costui?".

 

 


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